Nel passato della civiltà occidentale c’è sempre stato uno iato profondo tra il modo di vivere la maternità nelle classi più elevate e l’essere madre negli altri strati della società.
“mentre la moglie aristocratica è stata a lungo una vera e propria macchina per fare figli, nella famiglia artigiana e contadina la moglie è il più delle volte un’attiva cooperatrice nell’attività del marito. (...). I Libri di famiglia dei mercanti fiorentini del XIV e del XV secolo (...) sono un esempio significativo di cosa voglia dire per il legame madre-figlio la subordinazione femminile al ruolo coniugale: un’aperta sconfessione del ruolo materno ottenuta attraverso la brutale cesura tra la madre e il neonato all’indomani della nascita.”[1]
Alla fine del Medioevo e nella prima età moderna le madri delle famiglie artigiane provvedevano all’andamento economico delle botteghe sacrificando a questo impegno il tempo da dedicare ai figli e quando questi, un pò più grandi, erano presenti nella bottega venivano guardati con sospetto. Era poi preferibile che un neonato venisse dato a balia, dal momento che lo stare sempre a fianco della madre era ritenuto foriero di pigrizia e di vizi. La misoginia più o meno latente nella storia dell’occidente è evidente nelle righe che seguono:
E’ pericoloso lasciare al loro giudizio (delle madri) la designazione del nostro successore, secondo la scelta che esse faranno dei figli, che è sempre ingiusta e cervellotica. Di fatto quel desiderio sregolato e quel gusto malato che hanno al tempo delle loro gravidanze, lo hanno nell’anima in ogni tempo. (...). di fatto, non avendo abbastanza forza di ragione per scegliere e abbracciare quello che lo merita, esse si lasciano andare più volentieri dove le portano le sole tendenze naturali.[2]
Tale misoginia ha finito per incidere enormemente e negativamente sul rapporto madre-figlio e sullo svilimento della maternità che è invece una funzione essenziale di qualunque società. La misoginia del passato ha posto le fondamenta per una concezione tipica dell’età moderna e contemporanea della maternità vista come fonte di alienazione, regressione nel privato e solitudine.[3] Il più delle volte accade proprio questo; le donne si ritrovano sole e, ancora oggi, divise nel loro ruolo professionale e sociale e in quello di madri. Quindi già a partire dall’organizzazione del mondo del lavoro, la donna dovrebbe essere messa in condizione di lavorare dentro e fuori casa serenamente, senza dover rinunciare a niente, ovvero senza dover rinunciare al suo desiderio di maternità, alla voglia di affermarsi nel lavoro, al bisogno di avere contatti sociali.
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