Arthur Schopenauer
Pensare con la propria testa.
Questo cerco di insegnare ogni giorno ai miei figli.
Cosa significa educare? Ex ducere, portare fuori da... da cosa? O meglio, da chi? Dalle nostre teste, dal nostro modo di essere. Voglio far uscire dai miei figli la capacità critica e penso che questa debba essere una missione di tutti, dei singoli individui come delle istituzioni. La cultura non ha senso se non viene digerita e metabolizzata per diventare fertile humus di nuove idee, di applicazioni concrete nella vita quotidiana e sociale. Tutti abbiamo il dovere di educare ed educarci, di trarre il meglio, in termini di umanità, da noi stessi e dagli altri, affinché l'umanità vada avanti non come il cancro che fino ad ora si è dimostrato di essere all'interno delle leggi del cosmo ma in sintonia con queste ultime. Non mi importa che i miei figli si uniformino acriticamente a ciò che li circonda, mi preme piuttosto che se su un disegno per essi un colore si addice più di un altro allora va bene così, voglio che la pelle non sia rosa ma di un beige che diventa via via più scuro fino a diventare marrone se si disegna un africano il quale non è color cioccolato ma marrone e non c'è niente di offensivo nel dire ciò. Voglio che i miei figli si trovino a loro agio in qualsiasi contesto sociale ma mai in mezzo alla volgarità
e alla mediocrità. Bisogna resistere alla tentazione di isolarsi, di diventare appendici di un portafogli per diventare consumatori e non esseri umani e uscire fuori da sé stessi per collegarsi agli altri in modo costruttivo. L’impegno è un modus vivendi che diventa fondamento della persona.
Nessun commento:
Posta un commento