Se colmiamo i nostri figli di tutto ciò che serve da un punto di vista affettivo, essi diventeranno degli adulti indipendenti e responsabili. Abbiamo perso ogni contatto con quelle che sono leggi di natura. Se un neonato non sa camminare e dipende del tutto dalla madre, quest’ultima dovrà tenerlo in braccio e dargli tutte le rassicurazioni di cui ha bisogno. Le reali necessità non sono di tipo consumistico bensì di natura affettiva e il fatto che il bambino chieda il seno per ragioni che non sono solo di tipo nutrizionale la dice lunga su quanto sia complessa la nostra natura. A dimostrazione di ciò è il fatto che quando si hanno dei problemi relazionali con i genitori essi vengono incanalati nel rapporto col cibo e col sonno, rapporto che diventa, in questo modo, conflittuale. Guarda caso, nel lattante, sia la richiesta di cibo che la richiesta di sonno, sono colmate dalla suzione. Quando il neonato comincerà a staccarsi dal genitore per esplorare l’ambiente circostante libero di dovrà essere lasciato libero di farlo e i bambini più grandi dovranno essere responsabilizzati nei confronti dei più piccoli. Nella nostra società si arriva a trent’anni in modo totalmente dipendente dai genitori i quali, non avendo potuto dare sfogo al bisogno di reale contatto con i figli, cercano di tenerli legati a sé stessi con la scusa che per andare via da casa bisogna avere necessariamente tutto da un punto di vista materiale. Riguardo al portare i neonati sulla schiena, come fanno le donne delle civiltà tradizionali, non essendo abituati noi occidentali ad essere portati, non abbiamo i muscoli posturali tipici dei portatori di bambini per cui, tutte le volte che metteremo i piccoli sulla schiena, faremo più fatica delle donne sopra menzionate. Ciò che conta è che, pur con i nostri limiti, cercheremo di soddisfare le reali esigenze del neonato il quale, più sarà tenuto in braccio, più diventerà forte diventando in grado di gattonare già dai sette mesi. Noi occidentali dovremmo imparare a non ragionare solo in termini di gerarchie sociali o di potere, bensì intermini di rispetto della persona umana e di rispetto della natura, perché solo se sappiamo dare ascolto a ciò che conta veramente possiamo avere l’equilibrio necessario per affrontare il mondo. Riguardo ai bisogni delle madri esse non dovrebbero essere lasciate da sole nell’assolvere al loro compito ma dovrebbero essere supportate da altri sia perché, soprattutto se si allatta al seno, è davvero difficile conciliare tutto, sia perché è normale aver bisogno di rapportarsi ad altri adulti. Inoltre lavorare e parlare con altri adulti impedisce l’instaurarsi di un approccio “bambino-centrico” che porterebbe quest’ultimo a non saper fare a meno di essere sempre al centro dell’attenzione. Si dovrebbe fare in modo di trovare dei rapporti interpersonali i dei rapporti di collaborazione solidale che oltrepassino i confini familiari, insomma si dovrebbe fare in modo di trovare la propria tribù, il villaggio atto a crescere il proprio bambino dove possa svilupparsi l’essere umano in maniera armonica e dove si sposti l’asse dell’attenzione dalla prestazione, dall’oggetto, dal denaro, al soggetto, al valore intrinseco dell’essere umano per approdare a un nuovo umanesimo che possa ridisegnare, un giorno, la società in cui viviamo, in maniera veramente sostenibile, per tutti.
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