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sabato 2 aprile 2016

Io e la mia città

voli low cost amsterdamSi può fare qualcosa in cui si crede, qualcosa che si ritiene giusta, come un ladro? Si può agire di nascosto, quasi furtivamente, pur sapendo che si segue una fiammella timida eppure viva? Si può lavorare seguendo un proprio codice ma nell'ombra? Si, dove vivo io, in un posto strano eppure vivo, si può, si deve.
Sicché mi ritrovo a fare qualcosa un po' scomoda, ad essere attiva laddove mi si chiede esattamente il contrario, a cercare di attirare gente a vivere esperienze inconsuete ma piene di ciò che contraddistingue positivamente la mia terra. Si può stare, indossando una divisa, in un living lab, a spiegare alla gente cos'è Palermo e cosa fa dire a una scrittrice come Banana Yoshimoto che attraversarne i quartieri più poveri è già di per sé un'Esperienza (con la "e" maiuscola) fatta di quell'umanita' e di quel senso del tempo che a Tokyo non esiste. Perché a Palermo e nel resto della Sicilia il tempo scorre pesante, si riempie dell'odore del sugo fatto in casa, della mollezza del vento che porta echi lontani, dall'Africa e dal suo deserto e così ti ritrovi a dimenticarti dei tuoi affanni quotidiani mentre l'odore dei fiori appena sbocciati suscita in te languori nascosti. È allora che, mentre assaggi il cibo di strada, capisci che forse quel sapore intenso porta con sé una storia nascosta, un segreto che ti dice: scoprimi. Perché Palermo vuole essere scoperta, non è fatta per il viaggiatore frettoloso e diventa metafora di vita, teatro di sé stessa. Ti sovviene allora Pirandello che ti dice: assaggia la vita, gustane il vero sapore che è si, a tinte forti ma riempirà il vuoto lasciato dalle convenzioni e dalle falsità. Palermo ti dice: assaggiami,  scoprimi,  solo così potrai salvarmi da me stessa e dal mio terribile autolesionismo. Perché non faccio che buttarmi giù, mi ferisco, mi trastullo nel vittimismo a oltranza senza sapere che questa  maledizione che mi porto addosso mi sta consumando da dentro. Non sono gli altri che non vanno, sono io, Palermo che celebro ogni giorno che passa la mia festività più importante, quella dei morti, sicché mi regalo una "pupa 'i zuccaro" (pupa di zucchero) condannandomi a morte.
È quella morte che viene dal continuo disfattismo, da quell'autocompiacimento che fa dire: "sono così è non posso farci niente".
Ma chi sa che sta per annegare nuota finché può anche se è a un passo dalla fine. Non si Arrochi,  Palermo, del potere di autoinfliggersi la morte festeggiando a oltranza perché la mia città è viva anche se non sa di esserlo. Parola di chi viene da lontano.

sabato 19 marzo 2016

Cosa c'entrano un panda e un "chi" con la teoria gender?

voli low cost amsterdamIeri sono andata al cinema con i miei bambini a vedere Kung Fu Panda. Prima avevo letto distrattamente che si trattasse di una storia che avallasse la possibilità da parte degli omosessualità di avere figli. Qualunque fosse la morale si andava solo a vedere il nostro buffo eroe e il fatto che si scoprisse che egli fosse figlio di genitori gay per noi non rappresentava alcun problema.
Ho scoperto con grande sorpresa che la tematica del film in questione non era assolutamente quella!
Si trattava dell'insegnamento della filosofia cinese e quindi dell'importanza di scoprire il proprio "chi" (si pronuncia "ci") ovvero l'energia interiore che, mettendoci in connessione con l'universo, ci permette di trovare il sé interiore che dona equilibrio e benessere. Per trovare il proprio "chi" il panda Po (è questo il suo nome) deve andare alla scoperta di sé stesso e a fargli da guida è il padre naturale inviato proprio dall'universo. Po ha già un padre adottivo e da qui nasce l'equivoco sulla presunta querelle di genere. Quel che conta è che il panda trova questa consapevolezza che lo porta a sconfiggere il male e a ottenere il simbolo dello yin e jang secondo cui in ogni bene c'è un po' di male e in ogni male c'è un po'di bene. Egli impara a praticare l'antica pratica del "Tai Chi" che fa emergere il suo potente "chi" e gli permette di sconfiggere il male. La maestra di kung fu Tigre trova a sua volta il proprio chi riscoprendo il proprio lato femminile aiutata da una bimba che è un po' il suo alter ego e che entra in connessione con lei standole spesso arrampicata sulla schiena. Questa sorta di maternage non impedisce a Tigre di continuare ad essere un'ottima guerriera a dimostrazione del significato dello yin/jang che ampliato si estende alla compenetrazione degli opposti: difatti non solo esso rappresenta il bene e il male ma il femminino e il principio maschile, il giorno e la notte, il bianco e il nero etc. Tutto l'universo non è altro che questo e se non ne riscopriamo la natura olistica non saremo mai in grado di far pace con noi stessi e con l'altro da noi.
I miei figli hanno colto perfettamente la filosofia di questa bellissima favola, seppure inconsapevoli dell'antichità di essa. Io mi sono limitata ad aggiungere che tutte le culture, anche la nostra, in principio, esprimevano questi concetti ma la stoltezza degli esseri umani ha portato alla frammentazione del sé e della conoscenza per cui la nostra specie vaga alla ricerca di ciò che è perduto.
Ieri, grazie a Kung fu Panda, io e i miei figli abbiamo studiato filosofia applicata.

sabato 12 marzo 2016

piccoli Lo Iacono crescono

voli low cost amsterdamCiò che è autenticamente bello ispira gli animi.
Capita così che i miei figli si ritrovino incantati, all'imbrunire, su una collina ricca di ulivi che domina quella che fu la Conca d'Oro.
Capita che essi si siedono su una roccia e comincino a disegnare.
Capita poi che a cena essi siano ancora pervasi dall'incanto che li porta a narrare e narrare, senza fermarsi; nel frattempo mangiano con appetito, lo sguardo limpido e il sorriso sulle labbra.
È in questi momenti che mi sento appagata nella mia funzione di educatrice perché mi rendo conto di essere sulla via maestra, quella che porta all'essenza rivelatrice delle cose del mondo, di quell'unico che coincide con il tutto e che si fa Universo.
L'atto creativo sta nascendo dentro loro facendosi spiritualità umanista e dunque promettendo quelle chiavi di lettura che aiutino a decodificare il mondo per poterlo, almeno un po', comprenderlo.
Essi la conoscenza la vogliono fagocitare e gustare con lo stesso piacere con cui ingurgitano le polpette al sugo, vogliono un ruolo attivo e per questo si servono della fantasia la quale ha funzione rassicurante del colorare su un foglio bianco.
Se poi si sbucciano un ginocchio ma vivono l'episodio come parte dell'avventura allora la ferita diventa trofeo da esibire con fierezza perché procurata col valore dell'esploratore. Con spirito da vestale mi propongo di tenere sempre accesa questa fiammella dentro di essi è tuttavia mi trovo a  combattere  contro le  mie nevrosi e frustrazioni che fanno venire fuori una madre stressata e nervosa. Poi però mi ridimensiono e mi lancio  in esternazioni autoironiche che riescono a strappare loro un sorriso amorevole e tollerante. Essi sanno cosa è importante è a volte mi sembrano più saggi di me, sono sicuramente più connessi con l'universo di me e mi accettano come accettano il loro padre perché sanno che li amiamo e che c'è la mettiamo tutta per guidarli anche se a volte i  maestri sono loro.



mercoledì 24 febbraio 2016

Dialoghi interiori

Altroio: "hai paura?"
Io: "no."
Altroio:"non è vero".
Io:"perché dovrei avere paura?"
Altroio:"per via della signora con la falce".
Io":"beh, si, a volte ci penso e allora ho tanta
paura, fino a star male".
Altroio:"non hai paura solo di questo. Temi anche di perdere le poche prospettive che ti sono rimaste: vedere un po' di questo pianeta e della sua gente, vedere i tuoi figli realizzati...".
Io:"ebbene si; hai ragione. Tuttavia qualcosa è  cambiato: non penso più  tanto al futuro. Anche perché la mia vita l'ho ormai vissuta per tre quarti.
Solo ho capito di essere una privilegiata in questo mondo in cui, se non tutto, troppo va a puttane".
Altroio:"ancora, però, ci sono  ometti in cui il tuo sangue reggeva anche se aumentano i battiti cardiaci e sei una morta vivente.  Provi la vertigine della felicità e temi di  avere nel baratro del non ritorno."
Io:"perché  vuoi che mi soffermiamo a pensare alla paura?
Altroio:"perché tu possa accettarla."
Io:"accettare cosa? La morte o la paura?."
.... ma mentre lentamente formulo questo pensiero, il mio sangue rallenta il suo incedere, i muscoli si irrigidisce,  mi prende un nodo alla gola e  i sento schiacciata da una mano invisibile... ho paura. Non posso farci niente, ho paura da morire ma non è  ancora giunta la mia ora è siamo tutti qui a godere di scampoli di serenità.





U

mercoledì 17 febbraio 2016

voli low cost amsterdamEbbene si! Ricomincio.
Ricomincio a scrivere, a tenere un taccuino, un depositario di impressioni, idee, emozioni e sentimenti.
Perché? Che domande! Per il motivo più semplice: ne sento il bisogno.
Non so dove mi porterà questo viaggio, non so nemmeno quando finirà,  so solo che ora sono qui a scrivere così
di getto
di ciò che mi passa per la testa.
Mentre scrivo i miei figli costruiscono una capanna con i cuscini del sofà,  il mio cane mordicchia un cesto di vimini e io, cercando di non pensare alla fatica del riordino della casa, mi dico che in fondo questa è pura vita. Avrei potuto scegliere di non farmi una famiglia e la mia vita sarebbe stata semplice e lineare... ma anche tanto noiosa!
Invece la mia, di vita, scorre a fiumi ed è fatta di un tempo che si rifiuta di essere imbottigliato, che coinvolge due genitori travolgendoli e stancandoli.
Si tratta di un'esistenza stanca e preoccupata eppure piena, bastevole a sé stessa, appassionata e a volte lasciva,  che si abbandona al meritato riposo dopo essere esplosa nell'attimo eterno dell'oblio dove due diventano uno e l'uno è il tutto.
Un giorno questa vita volgera' alla fine è sarebbe bello se le mie ceneri potessero far compagnia a un seme.
Perché io mi sento parte dell'Universo e non posso pensare di distaccarmi da Madre Terra.
Se poi fosse vero che di universi c'è ne sono tanti sarebbe bello che il mio si fondesse con gli altri come una mitosi che dà luogo a nuove forme di vita.
Mentre faccio considerazioni sui massimi sistemi attorno a me vige il caos più totale ma d'altronde. .. l'universo è caos!
Caos e amore.
.

lunedì 31 ottobre 2011

Conclusioni

Se colmiamo i nostri figli di tutto ciò che serve da un punto di vista affettivo, essi diventeranno degli adulti indipendenti e responsabili. Abbiamo perso ogni contatto con quelle che sono leggi di natura. Se un neonato non sa camminare e dipende del tutto dalla madre, quest’ultima dovrà tenerlo in braccio e dargli tutte le rassicurazioni di cui ha bisogno. Le reali necessità non sono di tipo consumistico bensì di natura affettiva e il fatto che il bambino chieda il seno per ragioni che non sono solo di tipo nutrizionale la dice lunga su quanto sia complessa la nostra natura. A dimostrazione di ciò è il fatto che quando si hanno dei problemi relazionali con i genitori essi vengono incanalati nel rapporto col cibo e col sonno, rapporto che diventa, in questo modo, conflittuale. Guarda caso, nel lattante, sia la richiesta di cibo che la richiesta di sonno, sono colmate dalla suzione. Quando il neonato comincerà a staccarsi dal genitore per esplorare l’ambiente circostante libero di  dovrà essere lasciato libero di farlo e i bambini più grandi dovranno essere responsabilizzati nei confronti dei più piccoli. Nella nostra società si arriva a trent’anni in modo totalmente dipendente dai genitori i quali, non avendo potuto dare sfogo al bisogno di reale contatto con i figli, cercano di tenerli legati a sé stessi con la scusa che per andare via da casa bisogna avere necessariamente tutto da un punto di vista materiale. Riguardo al portare i neonati sulla schiena, come fanno le donne delle civiltà tradizionali, non essendo abituati noi occidentali ad essere portati, non abbiamo i muscoli posturali tipici dei portatori di bambini per cui, tutte le volte che metteremo i piccoli sulla schiena, faremo più fatica delle donne sopra menzionate. Ciò che conta è che, pur con i nostri limiti, cercheremo di soddisfare le reali esigenze del neonato il quale, più sarà tenuto in braccio, più diventerà forte diventando in grado di gattonare già dai sette mesi. Noi occidentali dovremmo imparare a non ragionare solo in termini di gerarchie sociali o di potere, bensì intermini di rispetto della persona umana e di rispetto della natura, perché solo se sappiamo dare ascolto a ciò che conta veramente possiamo avere l’equilibrio necessario per affrontare il mondo. Riguardo ai bisogni delle madri esse non dovrebbero essere lasciate da sole nell’assolvere al loro compito ma dovrebbero essere supportate da altri sia perché, soprattutto se si allatta al seno, è davvero difficile conciliare tutto, sia perché è normale aver bisogno di rapportarsi ad altri adulti. Inoltre lavorare e parlare con altri adulti impedisce l’instaurarsi di un approccio “bambino-centrico” che porterebbe quest’ultimo a non saper fare a meno di    essere sempre al centro dell’attenzione. Si dovrebbe fare in modo di trovare dei rapporti interpersonali i dei rapporti di collaborazione solidale che oltrepassino i confini familiari, insomma si dovrebbe fare in modo di trovare la propria tribù, il villaggio atto a crescere il proprio bambino dove possa svilupparsi l’essere umano in maniera armonica e dove si sposti l’asse dell’attenzione dalla prestazione, dall’oggetto, dal denaro, al soggetto, al valore intrinseco dell’essere umano per approdare a un nuovo umanesimo che possa ridisegnare, un giorno, la società in cui viviamo, in maniera veramente sostenibile, per tutti.




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martedì 3 maggio 2011

Il senso di appartenenza


Il senso di appartenenza
Quanti di noi possono dire con certezza di appartenere a una comunità? Quanti di noi si identificano con qualcosa che non sia il proprio nucleo familiare? Anche l’appartenenza a una nazione è qualcosa di elaborato e di non scontato. Una caratteristica dell’individuo occidentale è il suo sentirsi abbandonato dalle istituzioni che dovrebbero, almeno da un punto di vista socio-economico, occuparsi dei bisogni materiali. L’individuo moderno ha perso ogni certezza, ogni supporto, ogni appiglio sia da un punto di vista materiale che affettivo. In questo periodo di crisi diventa importante innescare una serie di progettualità in grado di favorire il rapporto
Tra la gente e la comunicazione reale, solidale ed empatica tra gli individui. Esiste una tendenza in tal senso, anche se si tratta di iniziative ancora sporadiche. La costruzione dei condomini dovrebbe ( in sporadiche realtà è già così) tenere conto della possibilità dei condomini di riunirsi in spazi comuni, contemplando quasi delle agorà (le piazze della Grecia antica), taluni giardini di moderna concezione presentano dei sedili disposti in circolo per favorire la conversazione e questo perché è necessario che si riacquisisca la capacità di relazionarsi anche all’interno del quartiere. Fermo restando che è giusto rafforzare le istituzioni come è giusto tenere conto dei valori della globalità e della multiculturalità, la società dovrebbe conformarsi concentricamente a partire da piccole comunità quali possono essere i condomini solidali o gli eco- villaggi, le stesse realtà di quartiere e la piazza intesa in senso classico come luogo di incontro. Forse il PIL resterebbe fermo ma crescerebbe l’indice di benessere percepito, con una netta diminuizione di casi limite come la violenza, la droga, l’aggressività e le malattive della psiche (forse non solo di quest’ultima). Condividere la realtà quotidiana, sapere di non essere soli al mondo, non vedere il vicino come un nemico renderebbero forse questo mondo leggermente migliore.