Il senso di appartenenza
Quanti di noi possono dire con certezza di appartenere a una comunità? Quanti di noi si identificano con qualcosa che non sia il proprio nucleo familiare? Anche l’appartenenza a una nazione è qualcosa di elaborato e di non scontato. Una caratteristica dell’individuo occidentale è il suo sentirsi abbandonato dalle istituzioni che dovrebbero, almeno da un punto di vista socio-economico, occuparsi dei bisogni materiali. L’individuo moderno ha perso ogni certezza, ogni supporto, ogni appiglio sia da un punto di vista materiale che affettivo. In questo periodo di crisi diventa importante innescare una serie di progettualità in grado di favorire il rapporto
Tra la gente e la comunicazione reale, solidale ed empatica tra gli individui. Esiste una tendenza in tal senso, anche se si tratta di iniziative ancora sporadiche. La costruzione dei condomini dovrebbe ( in sporadiche realtà è già così) tenere conto della possibilità dei condomini di riunirsi in spazi comuni, contemplando quasi delle agorà (le piazze della Grecia antica), taluni giardini di moderna concezione presentano dei sedili disposti in circolo per favorire la conversazione e questo perché è necessario che si riacquisisca la capacità di relazionarsi anche all’interno del quartiere. Fermo restando che è giusto rafforzare le istituzioni come è giusto tenere conto dei valori della globalità e della multiculturalità, la società dovrebbe conformarsi concentricamente a partire da piccole comunità quali possono essere i condomini solidali o gli eco- villaggi, le stesse realtà di quartiere e la piazza intesa in senso classico come luogo di incontro. Forse il PIL resterebbe fermo ma crescerebbe l’indice di benessere percepito, con una netta diminuizione di casi limite come la violenza, la droga, l’aggressività e le malattive della psiche (forse non solo di quest’ultima). Condividere la realtà quotidiana, sapere di non essere soli al mondo, non vedere il vicino come un nemico renderebbero forse questo mondo leggermente migliore.